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Calciomatto

1-Zidane e Materazzi Ri-abilitare Stop.Stigma
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LIBRO: Un ironico taccuino di "viaggio" di Volfango De Biasi e Francesco Trento. Prefazione di Walter Veltroni

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stop.stigma - rubrica a cura di Mauro Raffaeli e Santo Rullo

stop.stigma@mattiperilcalcio.it

STIGMA DELLA MALATTIA MENTALE
Molte persone con disturbi mentali si confrontano con due problemi: combattere i sintomi e la disabilità legati al disturbo e combattere stereotipi e pregiudizi che derivano dalla scarsa conoscenza dei disturbi mentali.
La somma dei due problemi determina discriminazione, in una parola stigmatizza.

Lo stigma rappresenta in genere una strategia molto efficace per la sopravvivenza del singolo e della collettività: serve ad identificare un pericolo, serve a definire con certezza un margine distintivo tra malattia e normalità, attraverso l’istituzione di un marchio di qualità (INEFFICIENTE). Stigma in effetti significa “marchio”.

Gli stereotipi sono strutture sociali di conoscenza apprese, attraverso l’informazione, da un gruppo; generano aspettative ed impressioni criticabili. Sono strumenti efficienti di conoscenza del mondo e di sé. Aiutano ad autodeterminarsi ed identificarsi.
Il malato di mente è pericoloso, incompetente, inaffidabile, debole di carattere… diverso.

Lista di stereotipi
Le malattie mentali non sono curabili
Il malato di mente è responsabile della propria malattia a causa dei propri comportamenti
I trattamenti psichiatrici sono coercitivi/punitivi
I trattamenti psichiatrici sono pericolosi (psicofarmaci, segregazione/abbandono, elettroshock, etc…)
I trattamenti psichiatrici diminuiscono la propria autonomia (psicoterapia, farmaci, comunità)
I trattamenti psichiatrici rendono pubblica la malattia (disturbi del movimento, riduzione della vigilanza)

I pregiudizi sono strutture cognitivo-emotive fondate sul ripetersi di valutazioni stereotipate.
L’introiezione di tali stereotipi sono generalmente alla base di sentimenti negativi e comportamenti ostili. Il pregiudizio tende ad autosostenersi attraverso una lettura condizionata della realtà.
Se il malato di mente è diverso allora… io sono sano.

Le discriminazioni sono comportamenti determinati dal ripetersi di valutazioni pregiudizievoli conseguenti a stereotipi.
Se il malato di mente è pericoloso, incompetente, inaffidabile, debole di carattere… diverso, deve essere isolato.

L’informazione pubblica rappresenta i malati mentali come inaffidabili, violenti ed omicidi, come persone che percepiscono il mondo in maniera infantile e che sono responsabili della loro malattia a causa della debolezza del loro carattere.

Le conseguenze sono di riduzione della qualità della vita e comprendono la perdita di opportunità riguardo al poter trovare una buona occupazione, vivere in un’abitazione sicura e confortevole, la possibilità di affiliazione a gruppi sociali, l’accesso a cure efficaci e soddisfacenti.
I sentimenti comuni indotti dai pregiudizi sulla malattia mentale spingono a pensare che le uniche soluzioni auspicabili siano isolamento e reclusione.

Scopi di questa rubrica
Uno degli approcci efficaci alla riduzione dello stigma è quello di fornire una corretta informazione sulla malattia mentale, su come si gestisce, su come si cura, su come si supera.
Questo spazio vuole essere uno strumento educativo a disposizione di chi vuole avere un’informazione scientifica ed attenta ai bisogni di chi lotta contro il pregiudizio.
Vuole anche essere uno spazio che consenta il contatto interpersonale e la relazione con chi ha opinioni diversamente stereotipate.
Vuole controbattere all’informazione superficiale e pregiudizievole dei media o della pubblica opinione per creare una nuova informazione s-pregiudicata, ossia senza pregiudizio, ed una cultura della conoscenza e dell’apertura alla diversità.

Un ampio numero di esperienze di discriminazione, disparità di trattamenti ed ingiustizie sono legate a decisioni politiche ambigue e regolamenti legali che non tengono conto dell’impatto dello stigma.
Come risultato dello stigma la psichiatria è marginalizzata nello stesso sistema sanitario e sociale (minori risorse sono dedicate al campo della salute mentale rispetto ad altri settori).
Alcuni provvedimenti legali di tutela determinano infine essi stessi discriminazione e perdita di opportunità sociali.

La rubrica si occuperà di fornire un “glossario” di termini scientifici e termini slang rivisitati secondo un’ottica anti-stigma. Sono ben accette proposte di chiarimenti e di definizioni, utili per mantenere vivo un dibattito de-stigmatizzante.
Accanto a questa operazione affiancheremo uno spazio di contro-informazione che abbatta il pregiudizio e che ci faccia rileggere alcuni eventi di cronaca di “ordinaria follia”.

GLOSSARIO

Matto
: per poter combattere il pregiudizio contro la malattia mentale bisogna partire con la definizione dei tabù più resistenti. L’approccio “politically correct” (cfr. De Biasi sul bootleg “Matti per il calcio”) suggerisce di rendere tabù tutto ciò che fa un esplicito riferimento alla malattia mentale in maniera apparentemente offensiva.
La scelta del titolo del film “Matti per il calcio” è stata naturale, come è da sempre naturale dare del “matto” ad una persona che matta non è. Il “… che sei matto?” è nel linguaggio comune un richiamo alla razionalità o la sottolineatura di un errore.
Per questo l’utilizzo libero del termine “matto” riduce le distanze e le differenze tra presunti sani e presunti malati. Decisioni irrazionali, errori o passioni maniacali sono comuni tra persone che non soffrono di disturbi psichici e malattie mentali e persone che ne soffrono. Appare bizzarro che il termine non possa essere utilizzato per questi secondi.
I malati mentali si danno del “matto” con la stessa frequenza dei non malati ed hanno il “diritto” di essere chiamati “matti” per i medesimi motivi e con le medesime modalità: questo è rifiuto della discriminazione, questa è inclusione sociale. Nel caso del film, vivere la passione del calcio in maniera maniacale ed esagerata definisce una categoria di condivisione tra malati e non.

TSO: è un acronimo che sta per “trattamento sanitario obbligatorio”. E’ un provvedimento sanitario di estrema urgenza che viene disposto dal sindaco su proposta di un medico convalidata da uno psichiatra di un servizio pubblico. Viene proposto dal medico in una situazione clinica nella quale non esistono possibilità di cura alternativa a quella obbligatoria, in opposizione della persona ad accettare la terapia prescritta. Il provvedimento di TSO viene notificato al giudice tutelare, al quale chiunque (paziente compreso), può appellarsi per l’eventuale revoca.
Il TSO viene eseguito in ambiente ospedaliero nell’SPDC (servizio psichiatrico di diagnosi e cura), può durare fino a sette giorni, rinnovabili per un massimo di altri sette.
Il TSO non può essere disposto dalla forza pubblica (Polizia o Carabinieri), che interviene in situazione di ricovero solo per assicurare l’ordine pubblico. La Polizia Municipale esegue materialmente il TSO su disposizione del sindaco.
Il TSO non può essere proposto da familiari e/o vicini di casa, o da altre persone che non siano medici chiamati a valutare la situazione.
Il TSO è un intervento sanitario che, come tutti gli altri trattamenti sanitari, è sottoposto alle regole della privacy: non deve essere reso pubblico, né comunicato a datori di lavoro, né conduce a provvedimenti legali di tipo civile o penale (invalidità lavorativa, ritiro della patente, attestazione di pericolosità sociale, incapacità di intendere, interdizione, tracce sulla fedina penale).
Il TSO può essere revocato da uno psichiatra dell’SPDC in qualsiasi momento si verifichi l’adesione alla terapia proposta.
Qualsiasi altro intervento sanitario non volontario (compresa la contenzione fisica) può avvenire esclusivamente “in stato di necessità” per un pericolo imminente di vita, sotto la diretta responsabilità del medico che lo esegue.

2 - Grazie, Simone